Psicologia
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IMPARARE A RILASSARSI ANDANDO OLTRE LO SFORZO

Tutto è già compiuto, perciò superata la malattia dello sforzo, ci si trova nello stato autoperfezionato: questa è la contemplazione. Namkhai Norbu

Namkhai Norbu è un grande maestro tibetano, noto a livello mondiale come maestro di Dzochen, che ha prodotto numerose pubblicazioni e ha portato i suoi insegnamenti per un lungo periodo anche in Italia. L’insegnamento dello Dzochen incoraggia a un’evoluzione personale che si origini dalla presa di coscienza della propria natura essenziale. Imparare a rilassarsi diventa così, un primo e necessario passo per andare in questa direzione.

Tutte le persone, infatti, desiderano vivere in una condizione rilassata e tranquilla, proprio perché la vita è costellata da continui conflitti e problemi, ed essere in una condizione di agitazione e di tensione, peggiora solo la situazione. La condizione di rilassamento è quindi ritenuta necessaria dalla maggior parte delle persone, tuttavia non è affatto facile rilassarsi e tale pratica non viene trasmessa né in famiglia, né a scuola. Spesso non sappiamo neppure cosa voglia dire. Viviamo così in questa condizione di tensione, senza comprendere fino a che punto siamo veramente caricati, a volte senza la consapevolezza del nostro stato.

Nessuno sceglie questa di vivere in questo modo, infatti, quando diciamo a qualcuno particolarmente agitato, “Rilassati!”, generalmente si ottiene l’effetto opposto. La tensione, il nervosismo, l’agitazione sono effetti di una condizione di vita infelice, come per esempio il senso di solitudine che si costruisce giorno dopo giorno, quando abbiamo l’impressione di non riuscire a comunicare con le persone che ci sono vicine.

Esistono molte pratiche per rilassarsi e ognuna può portare a importanti benefici. Per raggiungere uno stato di rilassamento è necessario imparare rilassare il corpo, la respirazione e la mente. Rilassare la mente è l’aspetto fondamentale, infatti, se la mente non è rilassata, sarà come un pozzo di acqua agitata, intorbidita da fango e detriti. I pensieri saranno confusi con i problemi e non ci sarà chiarezza su quello che crea la sofferenza. Quando l’acqua si ferma, i detriti si depositano sul fondo, l’acqua diventa limpida ed è possibile vedere quali problemi ci fossero.

È molto frequente che, cercando di rilassarci, attraverso le varie pratiche, si ottenga però l’effetto opposto. Questo accade perché ci orientiamo con tensione verso il risultato di rilassarsi, ci sforziamo di “far bene”, di seguire le istruzioni, di governare i pensieri, ci preoccupiamo di cosa bisogna fare. Alla fine l’effetto che si ottiene è quello di caricarsi ancora di più.

È necessario, invece, imparare a lasciare andare le tensioni nel corpo, nel respiro e nella mente, affinché possa emergere quello che c’è nel momento. Per andare in questa direzione è necessario prima di tutto sospendere il giudizio e accogliere quello che emerge senza valutazioni. Questo è già molto difficile, perché siamo abituati a dare molta considerazione ai nostri giudizi.

Solo quando si raggiunge questo stato di rilassamento comprendiamo fino a che punto ci eravamo veramente caricati. Non c’è modo di rilassarsi veramente se non riconoscendo e accogliendo la propria condizione così com’è.

È davvero importante imparare a rilassarsi, ma non importa avere l’intenzione di rilassarsi. Quando ci troviamo in uno stato al di là delle tensioni, tutto si rilassa automaticamente. Nel vero stato della contemplazione non c’è nulla da rilassare, perché la natura stessa è rilassata. Namkhai Norbu, “Dzog Chen. Lo stato di autoperfezione”.

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