Psicoterapia

“In un dato momento nessuno può essere diverso da ciò che è in quel momento, incluso il suo desiderio di essere diverso”

Perls

 

Ho conosciuto la psicoterapia della Gestalt nel 1999, grazie all’incontro con Paolo Quattrini , che è diventato poi mio maestro.

La Gestalt mi ha accompagnata dentro l’esperienza della vita, insegnandomi a riconoscerne i dettagli, le sfumature, gli odori, aiutandomi a trovare le parole per narrarla e infine a immaginare dei modi per utilizzarla attivamente per andare nella direzione che volevo.

L’attenzione all’esperienza personale è, infatti, una parte essenziale del lavoro in Gestalt, proprio perché la conoscenza del mondo, che avviene attraverso la percezione, è soggettiva e limitata al nostro essere organismi di questo mondo, in questo tempo e in questo spazio. Ognuno percepisce in modo diverso e attraverso la percezione costruisce una propria teoria del mondo, con la quale poi gestisce la propria esistenza.

Il corpo è luogo, e nello stesso tempo, lo strumento della percezione. Nel corpo si manifestano le sensazioni e le emozioni, che gestiscono quel processo, che Fritz Perls  chiamò, autoregolazione organismica, con il quale l’organismo organizza il proprio comportamento in base all’emergenza dei bisogni.

Le emozioni sono attivate dagli istinti allo scopo di rispondere in maniera adeguata alle sollecitazioni ambientali. Se le emozioni non si manifestano e vengono trattenute, si genera una tensione che a lungo andare diventa una pressione interna costante, che non permette al corpo di rilassarsi e che con il tempo diviene causa di malattie.

Questa prospettiva conferisce all’organismo una saggezza e una competenza che provengono dall’esperienza maturata dalla vita nel corso dell’evoluzione sulla terra, che porta, chi lavora nella Gestalt, a fidarsi più della natura che del pensiero razionale.

Poiché la Gestalt non ricerca una realtà concettuale, ma la realtà della persona, ciò che appare alla sua percezione, il terapeuta si interessa di cosa l’altro sente, piuttosto che di quello pensa. L’incontro nella psicoterapia sarà sempre un incontro tra due soggetti di pari dignità, ognuno portatore della sua realtà e del suo modo di percepire, e andrà nella direzione di costituire una realtà intersoggettiva, che comprenda e rispetti le differenze di entrambi.

Questo esclude l’interpretazione dagli strumenti di lavoro dello psicoterapeuta Gestalt.

dancePer incontrare l’altro è necessario poter vedere con i suoi occhi, per questo il terapeuta non rimane fuori dal mondo dell’altro, ma si cala nel suo paesaggio e ne diventa attore consapevole, pur mantenendo la propria individualità.

Il lavoro della psicoterapia andrà dunque nella direzione, non tanto di cambiare se stessi, quanto di diventare sempre più se stessi.

“Comunicare le proprie emozioni così come sono, scoprirsi, lasciarsi vedere come si è, significa rinunciare al controllo delle impressioni che suscitiamo nell’altro, e quindi al potere difensivo e aggressivo di questa manipolazione. Rinunciare a un potere non è mai una cosa facile, d’altra parte in questo caso è veramente importante, perché in definitiva la comunicazione delle proprie emozioni è la sola pratica che metta in grado di conoscere se stessi e gli altri proprio come sono, e non come potrebbero o dovrebbero essere: abituandosi a nasconderle invece ci si impantana pian piano in un groviglio inestricabile dove si perde il senso della verità fino a che il dubbio mina le percezioni stesse”

G.P. Quattrini